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Le zanzare e le arbovirosi

Le zanzare e le arbovirosi
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Da sempre le zanzare si sono ricavate un ruolo da protagoniste in quasi tutte le terre emerse. Sono pochi i luoghi dove non sono mai state rinvenute. Dove ci sono, però, la loro presenza si nota immediatamente a causa della necessità delle femmine di procurarsi proteine animali, prelevando con la loro proboscide una goccia del nostro sangue, con un meccanismo di estrema precisione. Con il loro apparato boccale perforano la cute, immettono una sostanza anticoagulante e aspirano una quantità di sangue pari alloro peso prima di volare via. Durante questa operazione alcune zanzare possono divenire vettrici di patogeni che sono in grado di causare gravi malattie all’uomo e anche ad altri animali. La più temuta è la malaria che ancora oggi è causa di oltre 750.000 morti all’anno, ma non è la sola, purtroppo. Nel libro di Timothy C. Winegard “Zanzare” (ED. HapperCollins, 2021), si parla addirittura di una media di 2 milioni di morti all’anno a partire dal 2000. 

All’orizzonte tanti altri patogeni trasmessi da questo insetto come Dengue, Chikungunya, Zika, West Nile (WNV) e Usutu (USUV), cominciano a diffondendosi in occidente interessando popolazioni umane fino a poco tempo fa ritenute al sicuro.

Il 2024 è stato un anno funesto per la diffusione del virus Dengue, trasmesso prevalentemente da Aedes aegypti nei Paesi tropicali, che in Centro e Sudamerica si è diffuso rapidamente creando un vero e proprio allarme a livello mondiale.

La situazione a livello mondiale ha visto il Centro e il Sudamerica registrare alla fine del 2023 e nei primi mesi del 2024 un’escalation di casi di Dengue con una epidemia davvero imponente capace di mettere in crisi le autorità sanitarie dei Paesi più colpiti (Brasile in primis). Poiché anche Aedes albopictus (zanzara tigre) è divenuta competente nella trasmissione di questo virus, in Europa c’era la massima allerta fin dalla primavera 2024, con emissione di circolari ministeriali che indicavano le norme di disinfestazione di porti e aeroporti e dei vari materiali provenienti dai Paesi a rischio, proprio per evitare il diffondersi della malattia. 

Nel 2023 sono stati riportati più di 6 milioni casi e oltre 6000 morti per dengue in 92 paesi/territori in tutto il mondo. In Italia dal 1 gennaio al 4 dicembre 2023 al sistema di sorveglianza nazionale risultavano: 347 casi confermati di Dengue (82 casi autoctoni - vedere focus); 8 casi confermati di Zika Virus; 7 casi confermati di Chikungunya. In Europa sono stati registrati 74 casi autoctoni di dengue: Italia (42), Francia (31), Spagna (1).

Nell'ultimo aggiornamento da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, al 26/09/2024 vengono riportati oltre 500 casi di Dengue in Italia. 

 I casi importati arrivano soprattutto dal Brasile. Il 13 settembre 2024 è stato segnalato un focolaio di Dengue autoctono a Fano, nelle Marche, che al giorno 1 ottobre faceva salire a 102 le persone infette, nessuna delle quali aveva effettuato viaggi in aree a rischio e altre 60 in attesa di conferma. Si stima che ce ne siano molti di più, visto che nella maggior parte dei casi le persone colpite sono asintomatiche. Nel frattempo sono stati rilevati 2 casi autoctoni a Cavezzo (MO) e sembra che ce ne siano altri in fase di accertamento. Ormai non si fa più riferimento al fatto che la persona che manifesta sintomi riconducibili a dengue, abbia viaggiato in Paesi a rischio, infatti anche chi abbia frequentato l’area marchigiana potrebbe essersi infettato.

Per far fronte alla presenza di questi casi, nel PNA viene indicato di implementare una ricerca attiva attorno alla residenza dei pazienti per rilevare la presenza di eventuali altri ammalati, determinare l’entità della trasmissione locale e, se necessario, adeguare la portata del trattamento di controllo dei vettori.

La gestione delle arbovirosi si basa sulla sensibilizzazione degli operatori sanitari dei settori interessati e della popolazione generale e su indagini porta a porta nelle vicinanze di casi noti per identificare possibili altri casi. Vengono inoltre attuate misure adeguate sui donatori di sangue, di organi, ecc. per intercettare la presenza del virus e impedirne la diffusione uomo-uomo.


Anche la Francia, già da qualche anno, ha a che fare con casi autoctoni di dengue. Nel 2024 (dati di agosto), le autorità sanitarie francesi hanno segnalato 21 casi di febbre dengue trasmessi localmente dai seguenti dipartimenti/regioni: Alpi Marittime (2 casi), Drôme (2 casi), Gard (1 caso), Hérault (1 caso), Dipartimenti dei Pirenei orientali o della Lozère (2 casi), Vaucluse (10 casi), Var (3 casi).Nella prima settimana di settembre anche la Spagna ha visto il suo primo caso autoctono di Dengue 2024.

In Italia, oltre a Dengue, Chikungunya e Zika, dal 2020 le attività di sorveglianza nei confronti dei virus West Nile e Usutu sono incluse nel Piano nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta arbovirosi (PNA) 2020-2025. Il documento indica le misure di sorveglianza svolta in una forma multidisciplinare da attuare sul territorio nazionale per far fronte alla diffusione delle arbovirosi autoctone e di importazione. Dall’inizio di maggio al 20 settembre 2024, sono stati registrati 382 casi di West Nile Virus (WNV) nell’uomo. Tra questi, 222 hanno manifestato la forma neuro-invasiva 45 casi asintomatici identificati tra i donatori di sangue, 114 casi di febbre e 1 caso asintomatico. Si contano purtroppo 16 decessi. Il bollettino segnala che 41 province in 11 regioni hanno evidenziato la presenza del virus in vettori, animali o esseri umani.

È molto importante impostare piani di sorveglianza adeguati a questo nuovo scenario e, dove possibile, coinvolgere le regioni a proporre piani specifici rivolti al controllo delle zanzare. Oggi alle persone che vivono nelle regioni dove si sono manifestati i casi di dengue, si raccomanda di fare prevenzione evitando di avere ristagni d’acqua inutili ma soprattutto eseguire disinfestazioni sia contro le larve (che vivono esclusivamente in acqua) sia contro gli adulti, rivolgendosi a ditte specializzate, e a usare repellenti quando si va all’aperto, soprattutto nelle aree verdi.

Le zanzare, come hanno già fatto in passato, stanno vincendo nuove battaglie modificando stili di vita e creando danni alla salute e all’economia. Se vogliamo arrestare questa pericolosa avanzata, vanno rafforzate le misure di contrasto agendo nei tempi adeguati al problema che si sta affrontando, ovvero quelli legati al ciclo biologico delle zanzare e non quelli legati a una burocrazia, troppo spesso lenta a prendere decisioni.


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